Lo credevano incosciente da ventitrè anni, un test svela che sente e capisce
Quando finalmente ha potuto comunicare, battendo un dito su una speciale tastiera collegata a un personal computer, Rom Houben ha ammesso che negli infiniti giorni passati nella prigione di un incoscienza apparente «aveva cercato di evadere sognando».
Per i medici era in coma, paralizzato da un incidente automobilistico nel 1983. Stato vegetativo persistente, è la diagnosi che ha accompagnato la sua scheda personale, almeno sino a che i ricercatori hanno trovato una via per capire che il cervello era ancora in attività. Gli hanno insegnato a esprimersi e lui l’ha fatto. «Urlavo senza che nessuno potesse sentire – è riuscito a dire -. Sono stato il testimone della mia sofferenza mentre i dottori cercavano di parlarmi, sino al giorno in cui ci hanno rinunciato».
C’era ancora Ronald Reagan alla Casa Bianca e il Muro di Berlino era in piedi, quando Houben è stato dato per spacciato. Il suo dramma s’è consumato nove anni prima di quello che ha colpito Eluana Englaro, la donna di Lecco ridotta a un vegetale nel 1992 e morta lo scorso febbraio in seguito alla sospensione della nutrizione artificiale. In medicina è difficile mettere a confronto singoli casi per trarre delle conclusioni esatte, però è chiaro che l’avventura di Rom, che oggi ha 46 anni, è potenzialmente in grado di riaprire il dibattito sul trattamento dei pazienti in stato di incoscienza permanente.
Eugenia Roccella ha così commentato il via libera definitiva dell’AIFA all’utilizzo della pillola RU486:
”Sono pienamente soddisfatta della delibera dell’Aifa che conferma i pareri del Consiglio Superiore di Sanita’, e quindi la necessita’ del ricovero in ospedale fino a quando l’aborto non sia stato completato. La delibera sottolinea i maggiori rischi del metodo farmacologico rispetto a quelli tradizionali e la necessita’ di particolari cautele. Un chiaro ”no” quindi a protocolli che prevedono il day hospital e introducono in Italia l’aborto a domicilio. E’ su questo che la sinistra, e in particolare l’on. Turco, dovrebbero esprimersi con chiarezza se davvero vogliono difendere la legge 194: sono contrari o favorevoli all’aborto a domicilio? Il governo da parte sua, sulla base della delibera dell’Aifa, vigilera’ sul rispetto della legge attuando un preciso monitoraggio in questo senso, perche’ la 194, tanto apprezzata a parole, non sia smontata nei fatti fino a diventare carta straccia”
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Forse “la sinistra” dovrebbe rispondere alle domande dell’on. Roccella … ma gli elettori dell’on. Roccella dovrebbero rispondere ad altre domande:
Questa non è mia, ma credo che Berlicche non se la prenderà se lo riporto integralmente.
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IL FATTO – Siamo in Gran Bretagna. Jayden Capewell è nato dopo sole 21 settimane e cinque giorni di gravidanza. Male, per lui. Infatti le procedure ospedaliere stabiliscono che sotto le ventidue settimane non si è uomini, si è feti. E come tali non si ha diritto alle cure che consentirebbero, forse, di sopravvivere. Non importa quanto la madre Sarah abbia supplicato, l’applicazione delle linee guida è stata inflessibile, e Jayden, dopo due ore, è morto.
Neanche il funerale, le hanno permesso di fare. “Non ha i diritti di un essere umano, è solo un feto”. Quarantotto ore, e quei diritti li avrebbe avuti. Ma un regolamento è un regolamento, e neanche le lacrime di una madre lo possono cambiare.
4 settembre, 2009
L’UNFPA ADDESTRA ATTIVISTI DELL’EDUCAZIONE SESSUALE
Conferenza a Berlino preme per “diritti sessuali e riproduttivi” per i giovani
Per ulteriori informazioni contattare : Samantha Singson 001 (202) 531-9039 o Austin Ruse 001(202) 531-3770
BERLINO — Nella stessa settimana in cui l’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, davanti alle molte critiche ha tolto il proprio patrocinio da una guida all’educazione sessuale molto spinta, la stessa organizzazione ha allestito una conferenza a Berlino per addestrare 400 attivisti a premere su diversi paesi affinché finanzino e forniscano programmi sessuali dello stesso tipo, oltre all’aborto.
C’era una volta una giovane coppia di cristiani che teneva i corsi per i fidanzati in una parrocchia del canavese. Essi avevano letto la relazione annuale del Ministero per la Salute circa l’aborto in Italia, ed avevano scoperto che la donna che abortisce in Italia è prevalentemente una madre di famiglia tra i venti e i quarant’anni, benestante, di istruzione medio-superiore; insomma, le nostre vicine di casa! Così, avevano pensato: probabilmente, la maggior parte di loro (e dei loro mariti, quasi sempre corresponsabili) si saranno sposati in chiesa; forse il corso per i fidanzati è il posto ed il momento giusto per far capire loro che cos’è un aborto, e quali conseguenze ne derivano – ad esempio, da un punto di vista religioso, la scomunica latae sentientiae. Confrontandosi con l’altra coppia che teneva i corsi con loro, decisero di non mostrare direttamente immagini di aborti, perché sono oggettivamente terrificanti, ma invece di proiettare un filmato del Movimento per la Vita, dove semplicemente si mostra la meravigliosa storia che vive ogni essere umano del concepimento fino alla nascita (chi ci arriva, ovvio: oggi come oggi, in Italia, solo quattro su cinque – una mortalità del 20% !!!).
Il filmato è qui di seguito (in tre parti, per i limiti di YouTube); il finale della storia in fondo.
A chi non avesse ancora scelto il libro da leggere sotto l’ombrellone, consiglio vivamente “Mondo Piccolo” di Guareschi. È un tuffo nel passato, quando i comunisti erano comunisti e sarebbero inorriditi a chiamarsi “democratici”, e i cattolici invece che ‘adulti’ si accontentavano di essere devoti (perlopiù alla Madonna). Allora gli onorevoli si chiamavano Peppone, oggi ci dobbiamo accontentare dei Peppino: come quell’Englaro di cui ho già scritto cosa penso, e del quale speravo di non dover più parlare per il resto dei miei giorni; ma lui ha deciso di candidarsi alla guida del PD lombardo, e questo qualcosa vuol dire, no?
La notizia di stamattina è che la Rn486 è stata approvata anche in Italia. Che bello, così adesso siamo “al passo” con gli altri paesi occidentali. In realtà, l’atteggiamento cauto assunto con coraggio dal nostro paese, come sta succedendo sempre più spesso da alcuni anni a questa parte, era veramente quello più saggio e attento alla salute delle proprie cittadine. Perché la Ru486, da non confondersi con la “pillola del giorno dopo”, non è una passeggiata, e può anche uccidere.
La morte è l’esperienza più personale che un uomo possa fare: nessun altro può condividere quel momento; al tempo stesso, è l’esperienza più universale, quella che ci parifica tutti quanti, azzerando ogni distinzione. Secondo Omero, essa è così fondamentale che addirittura ci definisce: nei suoi poemi, gli uomini sono semplicemente “i mortali”. Contro questo destino ineluttabile l’umanità da sempre combatte una guerra senza sosta, ed in fondo il tanto celebrato ‘progresso’ si riduce all’andamento di due o tre statistiche: speranza di vita alla nascita, mortalità infantile, e poco altro. In questo senso, la morte ci fornisce un modo privilegiato di leggere la nostra civiltà: ad esempio, se nelle società cosiddette evolute prevalgono patologie cardiovascolari e tumori, in quelle più povere è ancora la fame e la denutrizione a farla da padrone, insieme a malattie che da noi si curano con qualche pillola o con un buon vaccino. Ed in molte zone del mondo si muore ancora per guerre, conflitti e violenza.
L’anno scorso la rete fu attraversata da un brivido: uno pseudo artista aveva voluto lanciare l’ennesima provocazione, mettendo in mostra un cane legato ad una corda, e lasciandolo morire di fame e di sete nell’indifferenza dei visitatori. L’appello conteneva anche una serie di foto impressionanti:
Ovviamente, si trattava di una bufala: nessuno farebbe mai una cosa simile.
Non ad un cane.
Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per intendere, intenda!»
Lc. 8,8