Nel discorso alla Federal Hall di New York, Obama ha detto ancora una volta ciò che tutti vorrebbero sentire (pare sia la sua specialità): meno mercato, più politica! Occorre una riforma della finanza, e questa volta dev’essere nientemeno che mondiale! «Non torneremo ai giorni delle azioni sconsiderate e degli eccessi incontrollati alla base della crisi, dove troppi erano motivati solo dall’appetito per i bonus. […] Un anno fa abbiamo sperimentato come il mercato può sbagliare, come la mancanza di regole di buon senso possa portare eccessi e abusi. A un anno di distanza è essenziale approvare le riforme che impediranno a una crisi come quella attuale di ripetersi».
Ora, che il mercato abbia bisogno di regole, è una verità lapalissiana: senza regole non c’è mercato, ma jungla. Ad esempio, è essenziale tutelare il diritto di proprietà privata, che come spiegava il famoso economista Ricossa ai suoi fortunati studenti (tra cui io) è fondamentale anche per i ladri: infatti, essi lo violano, ma non lo contestano, diversamente sarebbe inutile appropriarsi di alcunché!
Ma la questione di cui stiamo parlando è assai più concreta delle speculazioni filosofiche degli studiosi: purtroppo, con la scusa dei ‘danni’ del mercato e della preminenza della politica, si sta cavalcando la crisi per impostare una specie di governo mondiale, un’Unione Sovietica all’acqua di rose. Allora può essere interessante riflettere sulle origini remote e sulle cause profonde di questa crisi, che guarda caso sono ben poco economiche e assai politiche, di quella politica ‘buonista’ che invece di far del bene produce danni devastanti.
