Pubblicato da alenu su Martedì 15 Dicembre 09
Questo è un collage dei principali appelli contro il catastrofismo ambientale sottoscritti da decine di migliaia di scienziati e studiosi di tutto il mondo, fra cui decine di Premi Nobel. Sono in ordine di data, a partire dal più vecchio, che è del 1992 (ne fecero uno anche nel 1990 ma non l’ho ancora reperito).
Il più recente è la lettera aperta a Ban Ki Moon, inviata nel 2007 in occasione del Cop 13 di Bali (Questo di Copenhagen è il Cop 15). L’ultimo convegno della Galileo 2001 è di appena due mesi fa, ottobre 2009: vi hanno partecipato anche (Franco) Prodi e Sutera, che nessuno si sogna di chiamare negazionisti. In fondo si trova la sintesi finale; il comunicato conclusiva dice: “I maggiori climatologi italiani, sostanzialmente, ritengono ancora di difficile dimostrazione una relazione causa-effetto fra le emissioni di biossido di carbonio dovute alle attività dell’uomo ed i fenomeni di riscaldamento, sollecitando quindi un maggior impegno di ricerca nelle discipline dell’ambiente e del clima.” !!!
Se uno va sul sito ufficiale di Copenhagen non trova il minimo accenno a UN solo studioso che abbia un solo filino di dubbio sul riscaldamento globale di origine antropica. La catastrofe planetaria è presentata come vera, certa, incombente e colpa dell’umanità. Quindi i paesi industrializzati (quelli occidentali, s’intende) si sbrighino a dire quanto denaro e quanta tecnologia intendono trasferire ai paesi in via di sviluppo, per riparare i danni fatti a Madre GAIA. La Cina non so se riuscirà ancora a farsi considerare in via di sviluppo ai fini di ricevere aiuti, ma quanto a ridurre le emissioni, ha già detto che almeno fino al 2030-2040 non ci pensa nemmeno.
Credo che diffondere questi appelli sia importante. Su Internet hanno provato a mettere su delle smentite, ma è tutto verificabile, gli scienziati e i climatologi italiani li conosco personalmente, alcuni sono famosi e li conosciamo tutti.
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Pubblicato da ikzus su Giovedì 26 Novembre 09
24 novembre 2009
Ecco la spy story informatica che ha messo in imbarazzo i catastrofisti climatici
Furti, lettere e codici: a qualcuno piace molto caldo
“Sono abituato ad avere a che fare con tutta la faccenda del 1998, e la possibilità che si stia andando verso un periodo più lungo – 10 anni – al di là di quanto ti aspetti dalla Niña. Sarà speculazione, ma se questa possibilità la vedo io, c’è il rischio che la vedano anche altri. Ad ogni modo, penso che taglierò gli ultimi punti dalla curva prima del mio prossimo discorso, in modo che quel trend verso il basso sembri l’effetto della fine della serie, piuttosto che il risultato dei recenti anni freddi”.
Se fosse stato Michael Crichton a scrivere la storia di e-mail rubate all’Università dell’East Anglia che in questi giorni preoccupa (e non poco) alcuni dei più influenti climatologi del mondo, in pochi avrebbero trovato il romanzo noioso. Nella notte di venerdì 20 novembre il Centro di ricerca sul clima (Cru) dell’Università inglese ha subito un attacco da parte di un pirata informatico (forse agevolato da una talpa interna) che ha pubblicato su un server russo 62 mega byte di e-mail e allegati scambiati dal 1996 a oggi tra gli scienziati del famoso Centro che da tempo collabora con l’Ipcc nella stesura dei rapporti dell’Onu sui cambiamenti climatici (rapporti in cui si sostiene che le emissioni di CO2 prodotte dall’uomo starebbero surriscaldando pericolosamente il nostro pianeta).
Nella mattina di venerdì diversi blog specializzati (primo tra tutti Air Vent, poi Climate Audit e What’s up with that) riportano la notizia con alcuni stralci di queste e-mail. Subito i cosiddetti “scettici” dell’origine antropica del global warming si affrettano a dire che in quelle mail c’è la pistola fumante del grande raggiro perpetrato dai cosiddetti “catastrofisti”: in effetti la lettura di questa corrispondenza (scaricabile ormai da molti siti sulla rete, primo tra tutti quello del Wall Street Journal) svela un fitto scambio di informazioni e pareri tra gli studiosi del global warming su come filtrare le informazioni per selezionare cosa far passare al pubblico e cosa no. In poche parole, i climatologi si consigliano a vicenda di non pubblicare dati e numeri che contesterebbero la loro teoria.
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Pubblicato da ikzus su Martedì 27 Ottobre 09
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Pubblicato da ikzus su Martedì 21 Ottobre 08
Dai racconti di nonno Pietro
“Ragazzi, guardate che ai miei tempi faceva mica ridere! E KYOTO non era ancora il protagonista di una serie di comiche cinesi, era solo una ridente cittadina giapponese; come sia diventata sinonimo di barzelletta, è una vecchia storia.
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