ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Le (due) parole che non ci hanno detto

Pubblicato da ikzus su Martedì 22 Settembre 09

divieto pacifisti

Com’è noto, i silenzi valgono più delle parole, il non detto spiega assai più delle affermazioni. Sei nostri militari sono morti in Afganistan, in una missione che continuiamo a chiamare “di pace” per pura ipocrisia; eppure il PD dice che bisogna andare avanti, l’ultrasinistra protesta più per dovere che per convinzione, e soprattutto la galassia dei ‘pacifinti’ è incredibilmente silenziosa. Cosa significa tutto ciò? Quali sono le parole che ci saremmo aspettati, e invece non sono state dette? Mi pare che siano essenzialmente due: Iraq e America.

Non si può dire “finirà come in Iraq”, perché in Iraq è finita bene. La “guerra sbagliata” per antonomasia, è stata vinta; il “nuovo Vietnam” è evaporato; il “progetto irrealizzabile” si è concretizzato. Oggi Saddam Hussein con i suoi gas nervini e le sue stanze delle torture è solo un triste ricordo, i terroristi di Al Queda sono stati debellati, gli attentati suicidi sono sostanzialmente cessati, e l’Iraq è una democrazia che sta faticosamente ma irresistibilmente costruendo il suo futuro. Questo non significa che sia tutto rose e fiori, ovviamente, e i rischi di una involuzione sono ancora incombenti, specialmente riguardo alla coabitazione tra le tre etnie (Curdi, sciiti e sanniti). Ma nessuno più mette in discussione che l’obiettivo dichiarato da Bush – liberare il mondo da un feroce dittatore ed aggiungere un membro al club delle democrazie – sia stato raggiunto. Difatti, sui media di Iraq non si parla più.

L’altra espressione che non si sente più è la classica “yankee go home”, o equivalenti. Anche in questo caso, non si dice perché non si può dire: infatti alla guida della Great Nation non c’è più il Maledetto, ma il Messia, il grande pacificatore! E purtroppo, fin dalla campagna elettorale, Obama ha chiarito che, vinta la guerra in Iraq, adesso bisogna vincere anche quella in Aganistan. Appena arrivato alla Casa Bianca ha mandato altri 20.000 soldati a rafforzare le truppe già presenti; e probabilmente ne manderà altri – molti altri -, come gli suggeriscono i suoi generali. È proprio il contrario di ciò che vorrebbero i pacifisti, ma d’altro canto come si fa a criticare colui che porterà la fine di tutte le ingiustizie e la pace nel mondo? Dopo aver detto per otto anni “non ce l’abbiamo con gli americani ma con chi li governa”, il dover prendere atto che “chi li governa” è cambiato ma la realtà no, induce una reazione paralizzante, che si traduce in afasia.

Intendiamoci, va benissimo così: anche per chi è cresciuto a slogan urlati, arriva prima o poi il momento della saggezza: come dicono i veneti, “prima de parlar, tasi!

Il Tempo – Le parole sbagliate di Bossi


3 Risposte a “Le (due) parole che non ci hanno detto”

  1. Borongo Amedeo detto

    Gent.mo Sig. Ikzus,
    leggo allibito il Suo intervento.
    Lei sostiene che
    “in Iraq è finita bene. La “guerra sbagliata” per antonomasia, è stata vinta; il “nuovo Vietnam” è evaporato; il “progetto irrealizzabile” si è concretizzato [...] gli attentati suicidi sono sostanzialmente cessati, e l’Iraq è una democrazia che sta faticosamente ma irresistibilmente costruendo il suo futuro.”
    Le chiedo molto cortesemente di dare una rapida occhiata qui:
    http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2009/08/07/AR2009080700283.html (almeno 50 morti per una serie di attentati suicidi, nel nord del paese e a Baghdad, 8 agosto 2009)
    qui:
    http://www.presstv.com/detail.aspx?id=105742&sectionid=351020201 (8 morti per l’esplosione di un’autobomba a Kirkuk, 9 Settembre 2009);
    e qui:
    http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=106539&sectionid=351020201 (7 morti per l’esplosione di un’autobomba vicino Baghdad, 18 settembre 2009)
    Non parrebbe proprio che gli attacchi suicidi siano “sostanzialmente cessati”, e converrà che, alla luce di questi recentissimi avvenimenti, dire che “l’Iraq è una democrazia che sta faticosamente ma irresistibilmente costruendo il suo futuro” sembra come minimo un po’ azzardato, a meno che non si postuli che oltre 60 morti in attentati in poco più di un mese sono un fatto normale nelle democrazie.
    Mi riesce inoltre difficile cogliere il nesso logico fra la Sua affermazione (peraltro smentita da una rapidissima ricerca su Google) che “sui media di Iraq non si parla più” e il presunto raggiungimento dell’obiettivo dichiarato da Bush. Anche se i media non parlassero più di Iraq (e purtroppo come si vede ne parlano eccome), converrà che di per sé ciò non significherebbe necessariamente che “la guerra è stata vinta”. Magari potrebbe semplicemente voler dire che un’esplosione con pochi morti, per di più non “occidentali”, non fa più notizia. Forse Lei intende dire che a non parlare più di Iraq sono solo i media italiani, che dopo il ritiro dei soldati italiani da quella zona di guerra hanno perso interesse.
    Mi potrebbe per cortesia aiutare a capire meglio?
    Cordialità,
    borongo

  2. Borongo Amedeo detto

    Gent.mo Sig. Ikzus,
    mi scusi se insisto su questo argomento, che a Lei sembra non interessare più.
    Ho trovato sul sito della CNN un’interessante serie di dichiarazioni attribuite al generale statunitense Raymond Odierno, comandante della Multi-National Force – Iraq (MNF-I).
    http://edition.cnn.com/2009/US/10/01/us.iraq.odierno/index.html
    Ebbene, il Generale ha questo, tra l’altro, da dire sulla guerra in Iraq:
    “I’m not sure we will ever see anyone declare victory in Iraq, because first off, I’m not sure we’ll know for 10 years or five years” (“Non sono sicuro che vedremo mai qualcuno dichiarare la vittoria in Iraq, perché prima di tutto, non so se lo sapremo per 10 anni o cinque anni”).
    Dunque, a smentire la sua – se mi consente – temeraria affermazione che la guerra sarebbe “stata vinta” non c’è un qualsiasi comunista, centrosociale, disobbediente, pacifista, pacifinto (spero vorrà convenire con me che è estremamente improbabile che il Generale Odierno – http://en.wikipedia.org/wiki/Raymond_T._Odierno – si possa definire un “pacifinto”). No. C’è il generale americano attualmente al comando della Forza Multinazionale in Iraq.
    Possiamo ritenere la sua opinione credibile, gent.mo Sig. Ikzùs, o insiste ad affermare che la guerra è vinta?
    Le sarei infinitamente grato se degnasse questo mio intervento di una qualsivoglia risposta.
    Distinti saluti,
    Borongo Amedeo

    • ikzus detto

      Carissimo Sig. Borongo, mi scuso ancora una volta per la lentezza con cui rispondo alle Sue (ed altrui) sollecitazioni; non è per cattiva volontà, ma perché ho qualche problema e molte grane sul lavoro, un certo numero di ‘impegni’ famigliari, e in aggiunta dall’estate sto lavorando ad un progetto che mi sta assorbendo parecchio.

      Comunque, entrando nel merito della questione, dipende cosa intendiamo con “vincere una guerra”. Dal punto di vista strettamente bellico, gli americano hanno vinto in neanche un mese, e fin qui penso non ci sia nulla da dire. Noi però pretendiamo che si vinca anche la pace, secondo uno slogan piuttosto diffuso; ma anche da questo punto di vista, ribadisco che oggi l’Iraq mi pare un Paese sostanzialmente pacificato, pur con le difficoltà che Lei sottolinea e che anche il Gen. Odierno riporta – la più grave delle quali, per inciso, è rappresentata dalle “Arab-Kurd tensions”, insieme alle persistenti infiltrazioni iraniane. Noti che questi problemi non derivano se non indirettamente dall’intervento USA, erano presenti anche prima, ma covavano sotto la cenere, senza poter emergere a causa della brutalità del regime di Saddam Hussein.

      Comunque, certo che il Gen. Odierno non è un pacifinto, ma ciò che colpisce è che sia lui, e non appunto i pacifinti, a mettere in dubbio la vittoria: segno inequivocabile che i pacifinti su questo punto la pensano come me, e non come il generale – questo intendevo dire nel mio post. Converrà anche Lei che il sogno di fare dell’Iraq il nuovo Vietnam è falito: non sentiremo mai urlare nelle piazze “dieci, cento, mille Iraq”! Ed è fallita pure la strategia insurrezionale di AlQueda, che mirava ad un nuovo Talebanistan.

      Anche sul fatto che l’Iraq sia oggi una democrazia, mi pare non si possa speculare, soprattutto alla luce delle interminabili file di persone che si recarono un anno fa alle urne sfidando le autobombe e gli attacchi dei terroristi, che guardacaso da allora in poi diminuirono progressivamente. Naturalmente ciò non significa che tutto andrà per il meglio, e che i problemi siano finiti, anzi; però non si può neanche dire che sia andato tutto a catafascio, come molti da noi si auguravano.

      Io ero contrario alla guerra in Iraq, come ho già scritto più volte, e condivido lo scetticismo generale sulla sua opportunità e sui reali benefici a livello internazionale; ma che gli Iracheni stiano meglio ora di allora, mi pare indiscutibile; e che i maledetti Amerikani abbiano vinto anche questa guerra … come dire: SORRY!

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