ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Il quadruplo vicolo cieco

Pubblicato da ikzus su Mercoledì 17 Giugno 09

Cosa sta succedendo in Iran? Le possibilità sono due: o le elezioni sono state truccate (qualcuno degli oppositori al regime si spinge addirittura a parlare di colpo di stato), oppure no. E come ogni tema di politica estera (politica tout court, in realtà) anche questo si presta ad essere affrontato secondo i due paradigmi classici, del realismo (le cose sono come sono, bisogna cercare di trarne il massimo profitto) e dell’idealismo (qualsiasi decisione non può prescindere da una griglia etico-ideale). L’incrocio tra queste due coppie di alternative ci presenta quattro scenari, che portano comunque tutti ad un’unica conclusione: anche questa volta, l’Occidente si trova in un vicolo cieco, paralizzato dal relativismo, incapace di dare una risposta ai drammi che affliggono il nostro povero pianeta.

Se le elezioni sono state truccate – com’è altamente probabile – non possiamo più fare finta che l’Iran sia una democrazia: il regime teocratico che da Komeini in poi governa quello sventurato Paese è una spietata dittatura, e come tutte le dittature è rovinosa per i propri sudditi, e pericolosa per il resto del mondo: infatti, chi comanda non ha nulla da perdere, e potrebbe lanciarsi in avventure terribilmente azzardate – vedi Corea del Nord -.

Di fronte a quest’ipotesi, l’approccio realista è chiaramente fallimentare, come lo è stato appunto con la NordCorea: dar corda ad un tale regime può solo peggiorare la situazione. Il paragone migliore è con la Germania nazista: si sarebbe potuta fermare all’inizio con danni limitati, invece in nome del realismo l’Europa lasciò fare, ed il risultato lo conosciamo tutti. Da questo punto di vista, il sostanziale via libera di Obama all’arsenale nucleare iraniano potrebbe costare carissimo non solo ad Israele, ma a tutto il mondo.

La seconda ipotesi – che cioè le elezioni siano valide – è ancora peggio della prima: gli Iraniani stanno in maggioranza dalla parte di un pazzo che odia l’Occidente, da anni dichiara che Israele deve essere eliminato dalla faccia della terra, e lavora instancabilmente a destabilizzare tutto il Medio Oriente attraverso le sue propaggini in Iraq, Libano, Siria e Palestina.

Se così fosse, i realisti semplicemente non saprebbero che pesci pigliare: non potrebbero sconfessare il risultato elettorale appellandosi a superiori istanze ideali (che non riconoscono); ma non potrebbero neanche accettarlo, per i risvolti disastrosi sotto il profilo economico e geopolitico.

Invece l’approccio idealista (con  l’ovvia conseguenza dell’ostracismo internazionale) avrebbe il pregio di essere assai lineare, e probabilmente anche efficace, a due condizioni: una chiara identificazione degli ideali a cui ci si riferisce, ed il coraggio e la forza di difenderli ‘anche quando costa’ (come diceva S. Teresa di Calcutta). È evidente che nessun Paese al mondo potrebbe reggere a lungo una pressione internazionale concentrica e persistente – men che meno una nazione, come quella Iraniana, economicamente sull’orlo del collasso, nonostante il mare di petrolio su cui galleggia! Così, se le elezioni fossero state truccate, ci si opporrebbe al regime in nome della democrazia e dello stesso popolo iraniano; viceversa, ci si dovrebbe opporre all’intera nazione, per la sua libera scelta di porsi in contrasto con principi etici assoluti ed irrinunciabili – similmente all’Afganistan dei talebani.

Naturalmente, sappiamo bene che saremmo sostanzialmente soli in questa battaglia ideale: il grosso degli altri Paesi – in pratica, tutto ciò che non è Occidente – non ci seguirebbero, anzi, almeno in parte si opporrebbero apertamente (Cina e Russia di sicuro, solo per citare quelli più importanti). Questo potrebbe indebolire l’efficacia della nostra posizione, ma non annullarla – siamo sempre allo stesso tempo i maggiori clienti ed i maggiori fornitori del resto del mondo -, a patto che fossimo disposti a pagare per le nostre scelte; e già qui, non ci siamo.

Ma il problema vero è un altro: come dimostra la grande illusione di controllare il clima, non ci spaventa bruciare risorse enormi e persino cambiare i nostri stili di vita, addirittura quando già sappiamo che i risultati saranno inconsistenti. No, a frenarci non è la paura delle conseguenze, ma la mancanza degli ideali per cui dovremmo sopportarle. Come si può combattere per qualcosa a cui non si crede veramente? Anche da questo punto di vista, il discorso di Obama al Cairo è stato tragicamente illuminante: nessuna verità assoluta (a partire da quella storica, liberamente ‘adattabile’), nessun principio universale, nessun valore non negoziabile. Bando agli ideali: da quella parte, la strada è sbarrata – l’abbiamo sbarrata noi! Allora non resta che l’altra strada, la via del realismo; peccato che sia sbarrata anche quella.

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5 Risposte a “Il quadruplo vicolo cieco”

  1. amedeo borongo detto

    Scusi, ma temo di non aver capito. Questi “noi” di cui lei parla, sono i paesi del cosiddetto “mondo occidentale”, oppure l’Italia del Primo Ministro Onorevole Cavaliere Berlusconi? E in ogni caso, come potrebbe l’Onorevole Cavaliere Berlusconi proporre al resto del mondo occidentale (visto che l’ultrarelativista Obama non lo farà) un “approccio idealista” nell’affrontare l’Iran di Khamenei e Ahmadinejad, se si è appena dimostrato, mettiamola così, estremamente relativista nei confronti del Colonnello Gheddafi? Non è forse quest’ultimo un tiranno con trascorsi di terrorismo internazionale e più di un flirt con l’idea di acquisire una sua capacità nucleare? Non ha forse appena fatto, dal suo pulpito di Roma, dichiarazioni pesantissime nei confronti degli Stati Uniti, di cui l’Italia – se non ho capito male – è ancora un alleato?
    E questo, senza che il nostro Utilizzatore Finale, pardon Papi, pardon Primo Ministro, si sia sentito in dovere per lo meno di affermare che il Colonnello può dire quello che vuole, ma il governo italiano non condivide al 100% il paragone fra USA e al-Qaeda?
    Come possiamo immaginare che il nostro Papi / Utilizzatore Finale riesca a trovare il nerbo etico per fronteggiare l’Iran, se è così pronto a inginocchiarsi davanti a un mero Gheddafi (che, se non ricordo male, dal 1969 a oggi si è ben guardato dall’indire elezioni, truccate o meno…).
    Sempre più perplesso, La saluto e sono
    Suo aff.mo
    borongo

    • ikzus detto

      Non posso che concordare con Lei, purtroppo.

  2. Roatta Gianfranco detto

    c’è un altra cosa che io non capsico poi e sarebbe, ma scusi, se l’Iran è una teocrazia come dice lei, ma allora si ispira a quegli ideali assoluti che lei dice di sostenere, no? in iran non c’è relativismo, no? cioè non capisco quale e il suo problema con iran. lei e cattolico, no, e se qui in italia comandasse il papa invece di khamenei lei sarebbe contento, no? perchè papa e custode dei suoi valori assoluti, allora khamenei e la stessa cosa, lui e custode e guardiano dei valori assoluti. quindi la teocrazia iraniana dovrebbe andare bene per lei.
    invece non le piacce, ma perche? non capisco.

  3. amedeo borongo detto

    In effetti il Signor Roatta Le fa una domanda interessante. Che cos’ha Lei contro la Repubblica Islamica dell’Iran? L’idea fondante di questo Stato – se non ho capito male – è che la Legge di Dio, rivelata una volta e per sempre al “Rasul” (“messaggero”) Muhammad, è fissa, universale, immutabile, sempre vera e sempre valida. A questa Legge, e non alla legge incerta e mutevole degli uomini, si deve quindi ispirare un paese che voglia seguire il Bene. Insomma, proprio l’assolutismo etico, unico baluardo contro il relativismo etico che Lei giustamente combatte con coerenza e coraggio in questo spazio.
    Io, come il Signor Roatta, non vedo dov’è, secondo Lei, l’errore in tutto questo.
    Le sarei molto grato se ci volesse illuminare.
    Cordialità
    borongo

    • ikzus detto

      Ho risposto alla Vostre sollecitazioni con un nuovo post, perché l’argomento era molto interessante:

      http://alezeia.wordpress.com/2009/06/20/politica-ed-etica-nel-cristianesimo-e-nellislam/

      Grazie per la sollecitazione.

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