ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Il messia nero e la sindrome di Cenerentola

Pubblicato da ikzus su Martedì 20 Gennaio 09

La corsa di Barak Obama verso la presidenza degli Stati Uniti d’America è stata accompagnata e supportata da un sostegno mai visto delle elites culturali americane ed internazionali, che l’hanno presentato come una specie di salvatore del mondo; di conseguenza, la sua vittoria è stata commentata come una rivoluzione di portata planetaria, un evento destinato a cambiare la storia dell’umanità. Per farsi un’idea del livello di ‘innamoramento’ (e quindi di travisamento della realtà) che ha colpito i mass media planetari, possiamo tentare di immaginare quali sarebbero stati i commenti, se il vincitore fosse stato inviso alla casta intellettuale.

Per prima cosa, il 5 novembre avremmo scoperto che Obama ha vinto di misura: 52% dei suffragi (la distribuzione dei grandi elettori presidenziali, come sappiamo, è un’altra cosa). Per carità, è la solita storia del bicchiere, solo che in questo caso ce l’avrebbero presentato come mezzo vuoto: un americano su due non ci ha creduto. Una pessima partenza, per chi si presentava come il grande riunificatore.

Ma il peggio è che chiunque altro al posto suo avrebbe vinto: la più drammatica crisi economica degli ultimi ottant’anni ha spalancato le porte della Casa Bianca a chicchessia, purché proveniente dall’opposizione. Gli americani hanno sempre deciso guardando sostanzialmente all’economia: in effetti fu così per  Ronald Reagan che nel 1980 rivinse la corsa alla presidenza chiedendo: «State meglio oggi di quattro anni fa?»; e fu così anche per Bill Clinton, che conquistò la casa bianca con la sua battuta fulminante: «It’s economy, stupid»

In più questa volta c’era un enorme vantaggio aggiuntivo, dovuto alla impopolarità del presidente uscente: a torto o a ragione, George Bush junior ha terminato il proprio mandato con un record negativo difficile da superare.

Che dire poi della marea di denaro che ha sollevato Obama fino al soglio imperiale? Settecentomilionididollari signori, non proprio noccioline; e allora, giù analisi sociopolitiche sulla falsa democrazia americana, dove in realtà vince sempre chi ha più soldi, e comanda chi glie li procura. I sociologi, da parte loro, ci avrebbero abbondantemente illustrato il ruolo determinante dei mass media, la prevalenza assoluta degli slogan sui contenuti e delle emozioni sui ragionamenti, la deriva pubblicitaria della comunicazione politica; fino all’oltraggio massimo: il super spottone da 30 minuti alla vigilia del voto, insulto inaccettabile tanto alla miseria mondiale quanto all’intelligenza degli americani. Roba che, se fosse successo in Italia, avremmo gridato tutti allo scandalo: come se uno diventasse capo del governo attraverso la televisione.

O come se uno si imponesse con la retorica del nuovo, il populismo becero, l’insopportabile epopea del self made man, le promesse irrealizzabili, il sostanziale vuoto reso scintillante dalla brillantina; insomma, tutto ciò che già mesi fa portava una giornalista apertamente di sinistra (ma onesta) come Lucia Annunziata a constatare che la prospettiva era una vittoria di Obama «in mancanza di meglio».

In definitiva, se gli intellettuali fossero stati contro, adesso avremmo l’immagine di un presidente di plastica, vincitore per mancanza di avversari, finito quasi involontariamente al potere grazie al denaro dei suoi sponsor e al favore delle televisioni. Invece, le aspettative rimangono elevatissime, e questo per un certo verso è comprensibile: come ha spiegato magistralmente il Santo Padre nella sua ultima enciclica, non si può vivere senza speranza; in effetti il mondo di oggi è senza speranza, ma ne ha un disperato bisogno.

Questo spiega in gran parte l’atmosfera parareligiosa che sin dall’inizio avvolge il personaggio: come disse Hillary Clinton durante le primarie, «il cielo si aprirà, la luce divina ci illuminerà, i cori celestiali non smetteranno di cantare, ciascuno di noi saprà che dovrà fare la cosa giusta e il mondo sarà finalmente perfetto»; lo stesso Obama durante una cena elettorale aveva ufficialmente (e simpaticamente) smentito di essere nato in una mangiatoia!

Per un cristiano, tuttavia, questa attesa messianica delle masse fa paura: il Salvator Mundi è già venuto, ed è uno solo; gli altri, o sono dei ciarlatani, o sono figli di Satana. Purtroppo, le anticipazioni che abbiamo letto sulle intenzioni del nuovo imperatore del mondo – aborto libero, ricerca sugli embrioni e famiglia -, così come la sua adesione al neopaganesimo ecologista, emanano effettivamente una sinistra luce anticristica: possiamo solo sperare che il messia nero sia ricordato come tale dalla storia solo per il colore della sua pelle.

Ciò di cui invece possiamo essere sicuri è la delusione cui andranno incontro i tanti che sperano in lui: i media hanno già iniziato a smontarlo, e il disinganno serpeggia tra i suoi sostenitori meno emotivi; ma le masse si aspettano ancora da lui la pace nel mondo, il superamento delle disuguaglianze e il ritorno del benessere facile: in una parola, il paradiso in terra. Purtroppo, più le aspettative sono elevate, maggiore è il contraccolpo.

Sapete come finisce la fiaba di Cenerentola, vero? Furono nozze da favola, ed i primi mesi il principe era al settimo cielo: nessuno aveva mai avuto una sposa così originale – e poi, diciamocelo: specie in certe cose, ne aveva di fantasia la figliola! Certo che, col passare dei mesi, l’entusiasmo della novità passò, e Cenerentola sembrò sempre più simile a tutte le altre; così, dopo qualche tempo, l’innamoramento svanì, i due finirono per divorziare, e quattro anni dopo il principe si risposò con una certa Sarah Palin …

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Una Risposta a “Il messia nero e la sindrome di Cenerentola”

  1. michele ognissanti detto

    —– Original Message —–
    From: Matteo Castagna
    To:
    Sent: Wednesday, January 21, 2009 10:45 AM
    Subject: FRASI CHIAVE DEL DISCORSO DI INSEDIAMENTO DI OBAMA-commenti miei in n.d.r.

    2009-01-20 21:47
    Le frasi chiave del discorso di Obama

    (ANSA) ROMA – Ecco le frasi chiave del discorso pronunciato da Barack Obama durante la cerimonia dell’insediamento.

    - LE SFIDE – Vi dico oggi che le sfide che abbiamo di fronte sono reali, che sono gravi e sono molte. Non saranno superate facilmente o in un breve arco di tempo, ma vi prometto che le supereremo. ( E’ la scoperta dell’acqua calda. Sa molto da promessa in stile “Berlusconi”, madiaticamente è propaganda che fa colpo sulla massa, nd.r.)

    - LE ORIGINI – Nel nostro viaggio non abbiamo mai scelto scorciatoie né ci siamo accontentati. Non è stato il viaggio di chi preferisce lo svago al lavoro o persegue solo i piaceri dei ricchi e famosi. E’ stato piuttosto il viaggio di chi corre rischi, (…) di uomini e donne che hanno lavorato, spesso senza fama, e che ci hanno portati verso la prosperità e la libertà. Hanno viaggiato attraverso oceani alla ricerca di una nuova vita. Hanno lavorato (…) hanno combattuto e sono morti, a Concord e Gettysburg, in Normandia e a Khe Sahn. (ovviamente si tace sui finanziamenti elettorali e sui nomi delle lobbies, che sonno sempre quelle, n.d.r.)

    - ORGOGLIO – Rimaniamo la più prospera e potente nazione in Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi di quando questa crisi è iniziata. Le mostre menti non sono meno ingegnose… Ma é finito il tempo di proteggere interessi limitati e di rimandare le decisioni scomode. A partire da oggi dobbiamo rialzarci, scrollarci la polvere di dosso e ricominciare il lavoro per rifare l’America. (in effetti Obama eredita dal predecessore un’America allo sfascio, n.d.r.)

    - ECONOMIA – Ovunque si guardi c’é del lavoro da fare. Lo stato della nostra economia ci chiama all’azione, coraggiosa e rapida. E noi agiremo, non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuove fondamenta della crescita. (Propaganda. Vedremo. Lo stile è sempre “berlusconiano” n.d.r.)

    - FALSE SCELTE – Quel che i cinici non hanno ancora capito è che il terreno é franato sotto i loro piedi. Che gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non valgono più. La domanda da farsi oggi non è se il governo è troppo grande o troppo piccolo ma se funziona. Né la domanda deve essere se il mercato sia una forza buona o cattiva: il suo potere di generare ricchezza e espandere la libertà è senza rivali, ma questa crisi ci ha ricordato che senza un occhio attento i mercati possono perdere il controllo e una nazione non può prosperare quando favorisce solo chi è prospero. (discorso classico e generico, liberal-progressista. Concilia l’inconciliabile. Rischia di essere solo propaganda, ma qualche parola rassicurante per i neri d’America la doveva pur dire. n.d.r.)

    - IRAQ E AFGHANISTAN – Inizieremo a lasciare responsabilmente l’Iraq alla sua gente, a forgiare la pace in Afghanistan. Con vecchi amici e ex nemici, lavoreremo instancabilmente per contenere la minaccia nucleare. Non ci scuseremo per il nostro modo di vita e non esiteremo nel difenderlo. E a coloro che vogliono avanzare inducendo il terrore e massacrando innocenti, diciamo che il nostro spirito é più forte e non può essere spezzato; non potete batterci, noi vi sconfiggeremo. ( In soldoni: poichè i poteri che hanno messo Obama sulla sedia di Presidente sono gli stessi che ci avevano messo Bush, salvo qualche diversa sfumatura strategica, in politica estera non cambierà, purtroppo, nulla o quasi rispetto al passato. Gli USA perseguono sempre i progetti dei vari Kissinger, Brzezinsky ecc. ecc.)

    - UNA NAZIONE PATCHWORK – Sappiamo che la nostra eredità patchwork è forza e non debolezza. Siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei, indù e non credenti. Siamo formati da ogni lingua e cultura, provenienti da ogni angolo della Terra; e siccome abbiamo sentito il sapore amaro della guerra civile e della segregazione e siamo emersi da quel buio capitolo più forti e più uniti, non possiamo che credere che vecchi odi un giorno passeranno… che l’America deve giocare il suo ruolo nell’avviare una nuova era di pace. (traduco dal politichese di Obama: “si deve lavorare con energia al progetto Mondialista, per un’America e un Mondo in cui regni, oltre e più che la multiculturalità e la multietnicità, principalmente la multireligiosità. Il Nuovo Ordine Mondiale deve essere un obiettivo primario da raggiungere con ogni mezzo per ottenere una presunta pace, di cui gli USA si faranno portatori e garanti. n.d.r.)

    - MANO TESA ALL’ISLAM – Al mondo islamico: noi cerchiamo una nuova strada basata sul mutuo interesse e sul mutuo rispetto. A coloro che si aggrappano al potere con la corruzione e con l’inganno e che reprimono il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della storia, ma che noi vi tendiamo la mano se siete disposti ad aprire il vostro pugno. (cerco anche qui di tradurre dal politichese di Obama:” Caro mondo arabo, o ti pieghi in tutto a noi dandoci anche il petrolio, che noi in cambio ci accorderemo su come e quanto pagare -ecco il mutuo interesse che determina il mutuo rispetto- oppure ti schiacceremo come una mosca. Velata minaccia? n.d.r.)

    - POVERTA’ E AMBIENTE – Ai popoli delle nazioni povere: ci impegniamo a lavorare al vostro fianco per far prosperare le vostre fattorie e far scorrere acqua pulita, per nutrire corpi e menti. E a quelle nazioni che come noi godono di benessere diciamo che non possiamo più guardare con indifferenza chi soffre fuori dai nostri confini, così come non possiamo consumare le risorse del mondo senza considerarne gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi cambieremo con lui. ( impegno a “nutrire corpi” e soprattutto “le menti”. Il solito progetto: l’americanizzazione del terzo mondo. Una “velata” minaccia anche a Russia e Europa, ma non solo: occhio, se non sarete nostri servi fedeli, ne subirete le conseguenze? n.d.r.)

    - VALORI E RESPONSABILITA’ – Le nostre sfide possono essere nuove, ma i valori dai quali dipende il nostro successo – lavoro duro e onestà, coraggio e correttezza, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo – queste cose sono antiche (…). Quel che ci viene richiesto è una nuova era di responsabilità, un riconoscimento da parte di ogni americano che abbiamo doveri verso noi stessi, verso la nazione e verso il mondo, doveri che non accettiamo a malincuore ma che abbracciamo di buon grado (…). Questo è il prezzo e la promessa dell’essere cittadino, questa è la forza della nostra fiducia, la consapevolezza che Dio ci chiama a dar forma a un futuro incerto. (è la degna conclusione del discorso di un “tiranno”. I doveri verso il mondo sono la dominazione assoluta, il totalitarismo planetario del Nuovo Ordine Mondiale. n.d.r.)

    Matteo Castagna

    __._,_.___

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