disOkkupazione
Pubblicato da ikzus su Venerdì 24 Ottobre 08

Molte persone ritengono che l’aborto sia una mostruosità, anzi, la peggiore mostruosità – come disse Madre Teresa di Calcutta: quando una madre arriva ad uccidere il proprio figlio, non c’è più limite al male. Moltissimi pensano che la legge italiana sull’aborto è un abominio giuridico, che per difendere il diritto (a volte il semplice capriccio) del più forte permette di uccidere ’su richiesta’ il più debole. Ebbene, nessuno di costoro ha mai pensato di okkupare i reparti ospedalieri e le cliniche (dell’orrore) dove si praticano gli aborti. E faccio notare che qui non si tratta di soldi variamente sprecati, di posti di lavoro, di metodi educativi più o meno validi: si tratta di decine di migliaia di omicidi ogni anno.
Chi pensa (ancora…) che i ‘padroni’ sfruttano i poveri lavoratori, non ha mai okkupato i palazzi di Confindustria (o Confartigianato, o Confcommercio …); e chi giudica i sindacati la peggiore delle caste, non ha mai pensato di okkupare le loro sedi. Per fare circa 30 km, oggi io ho impiegato quasi un’ora e un quarto, ma non proporrei di okkupare l’assessorato alla viabilità di Torino. Quasi tutti abbiamo una pessima opinione della maggior parte degli enti pubblici, ma non abbiamo mai okkupato i loro uffici; allo stesso modo, i piccoli negozianti non okkupano gli ipermercati, i gestori di cinema non okkupano le videoteche, gli iscritti al PD non okkupano le sezioni del PDL (e viceversa), i tifosi del Toro non okkupano la sede della Juve (anche se potrebbero pensarci …), ecc. ecc.
Allora, perché professori, ricercatori, studenti e varia fauna scolastica si permettono di okkupare le scuole?
Io non conosco il decreto Gelmini, ma qui è una questione di legge, e di rispetto delle regole della democrazia: le posizioni si confrontano nelle sedi istituzionali, e poi la maggioranza decide. Io capisco che il ‘68 non si scorda mai; che la sinistra non ha nulla da perdere, avendo già perso tutto; che il PD deve almeno far finta di esistere; che l’IdV difende la legalità sempre tranne quando non conviene; che tra i capetti degli studenti c’è chi da grande dovrà fare il politico, non sapendo far altro; capisco tutto, e non me ne frega niente.
Dissentire si può; manifestare anche; okkupare no. Basta con la violenza di chi non accetta posizioni differenti dalle proprie, ed impone le proprie agli altri.
Se sei daccordo, firma (e diffondi) questa petizione: http://firmiamo.it/disokkupazione
antonio detto
L’ipotesi di Calamandrei.
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.” Piero Calamandrei
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950
Mario detto
Condivido parola per parola.Complimenti!!
giorgio toma detto
ok
Pierluigi detto
Condivido tutto del discorso di Calamandrei, ma farei notare due cose:
1) non è detto che le attuali scuole pubbliche siano imparziali come quelle del 1950;
2) questo ragionamento, di per sè condivisibile come dicevo, non tocca però il tema dell’occupazione come metodo di lotta, che l’oggetto dell’articolo di Pietro.
In altri termini: si può discutere nel merito della c.d. riforma Gelmini, ma questo è altra cosa rispetto alla legittimità della forma di protesta. Di fronte all’occupazione dei binari, il primo pensiero per me va a quelli che sono sui treni e non riescono a far valere il proprio diritto a giungere a destinazione, rispetto alle magari sacrosante ragioni della protesta degli occupanti (o okkupanti?).
Discutiamone.
A flash in the night « ALEZEIA detto
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antonio detto
Mi permetto di abusare una seconda volta della vostra pazienza per diffondere questo parole, tratte da un intervista al nostro ex-presidente della repubblica Cossiga in un intervista (http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/JMS/JMSRA.pdf) apparsa pochi giorni fa su: Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione sull’uso della forza pubblica nelle scuole.
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…
Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.
Adesso io vivo temporaneamente in Argentina, in un paese dove, anni fa, le persone che la pensavano diversamente dal regime vigente semplicemente “scomparivano” per non essere mai più ritrovate e spesso mi capita che, chiacchierando con la gente, loro mi dimostrino il loro senso di ammirazione e quasi invidia per il fatto di appartenere ad un paese civile, un paese dove “quelle cose” non possono succedere… Bene, “far devastare i negozi, mettere a ferro e fuoco le città e mandare all’ospedale studenti e docenti” non è sicuramente farli scomparire, ma è questa la civiltà di cui andiamo tanto fieri davanti ai cosiddetti “paesi in via di sviluppo”?
Se è vero che il presidente della repubblica dovrebbe incarnare i valori della nazione, allora vorrei che Cossiga sapesse che sono “fiero” di appartenere a una nazione con valori tanto nobili, un vero esempio di cristianesimo e democrazia (apparteneva alla Democrazia Cristiana, no?)!
Per fortuna ho ciocche di capelli bianchi ben visibili, se no potrei tranquillamente incappare anch’io nelle maglie della ricetta “democratica” del nostro senatore a vita, nonché ex-presidente.
Un caro saluto a tutti!
Pierluigi detto
La riflessione di Antonio è interessante per almeno due motivi. In primo luogo, perchè pone in primo piano il tema, molto dibattuto, del rapporto fra democrazia ed esercizio della forza. Si è portati spesso a pensare che di per sè la democrazia possa sopravvivere e prosperare non solo in assenza, ma addirittura grazie alla mancanza di un esercizio della forza da parte dello stato, e in genere si associa la forza (definita tout court repressione) agli stati autoritari come l’Argentina dei tempi di Videla, molto opportunamente citata. Tuttavia, va distinto l’uso della forza in senso repressivo del volere della maggioranza (cosa caratterizzante le dittature) dall’uso della forza a tutela dei diritti della maggioranza (tipico delle democrazie): in questo senso le “forze dell’ordine” (appunto) sono uno strumento della democrazia e della tutela dei diritti dei cittadini. Senza un sistema pubblico di tutela, che nei casi previsti utilizzi anche strumenti di forza, ci troveremmo ancora al “bellum omnium contra omnes” di Hobbes, uno stato mostruoso che purtroppo, e proprio per l’incapacità della democrazia “debole” di difendere i diritti dei cittadini, ha visto numerose incarnazioni storiche. In questo senso credo vadano intese le parole, sicuramente sopra le righe, del Presidente Emerito.
In secondo luogo è interessante che l’attenzione venga focalizzata sulla presunta “violenza” delle forze dell’ordine (in queste circostanze non ancora e, speriamo, mai esercitata contro persone inermi) invece che sulla “violenza” (questa sì abbondantemente esercitata) di chi impedisce ai dissenzienti di proseguire nella loro normale attività scolastica.
Forse c’è anche per Antonio una violenza buona e una cattiva?
Vorrei che tornassimo al vero tema: le occupazioni sono lecite o sono intollerabile abuso e prevaricazione, cioè, appunto, violenza?
Rinnovo l’invito: discutiamone.